TOGLIAMO IL DISTURBO Paola Mastrocola (Guanda ed.)

TOGLIAMO IL DISTURBO Paola Mastrocola (Guanda ed.)

Leggere questo saggio di Paola Mastrocola, insegnante di lettere in un liceo torinese oltre che valente scrittrice, non può che dividere e suscitare polemiche ma è profondamente salutare se si ama lo studio e si ritiene che una  scuola valida sia alla base di una società che aspiri a definirsi civile, nell’accezione più nobile del termine.

La Mastrocola riflette amaramente sullo stato di salute della scuola attuale e sulle tante cattive scelte che attentano alla sua autorevolezza, col risultato che gli alunni hanno perso il senso del dovere, studiano sempre meno e quindi il loro lessico è mediamente sempre più povero e modesto e limitatissima la loro  capacità  di comprendere un testo, anche minimamente complesso.

L’assunto è semplice e provocatorio: volete una scuola sempre più improntata su un buonismo deleterio e, colpevolmente ma pervicacemente, impegnata a demolire la tradizione culturale classica, magari anche eliminando definitivamente lo studio di quella lingua nobile e fondamentale che è il Latino? Be’, allora, gli insegnanti si ritirino in buon ordine e tolgano il disturbo.

Sì, perché quello della Mastrocola è il punto di vista di una insegnante che soffre quotidianamente nel dover accettare ogni giorno un livellamento verso il basso dello studio e degli studenti e che non può urlare, come ardentemente desidererebbe, che non tutti sono portati per il lavoro intellettuale e che in questo non c’è davvero nulla di male.

Anzi, è assolutamente deviante e sottilmente perfido pensare il contrario.

Quando, cioè, si costringe un inconsapevole tredicenne ad ammantarsi di uno status symbol qual è il frequentare il liceo, senza tener conto che la sua attitudine prevederebbe, invece,  il dedicarsi a materie tecniche, senza confrontarsi col Latino o con l’ostica letteratura del Cinquecento e del Seicento.

E invece quel povero adolescente appena sfiorato dalle fumose e farraginose informazioni ricevute in una scuola media dai connotati culturali sempre più ambigui, comincia il suo percorso a ostacoli da liceale riluttante e colleziona sufficienze risicate senza introiettare minimamente la bellezza di ciò che studia perché,  legittimamente, non gli interessa.

Non è un obbligo dettato dalla Costituzione che tutti debbano seguire i tradizionali studi liceali improntati, per buona parte, sulla cultura classica e sullo studio teorico, quasi meditativo. Non tutti sono in grado di dedicare almeno quattro ore del pomeriggio a questo tipo di studio e desidererebbero, invece, attività a carattere più pratico, senza che questo debba apparire minimamente una diminutio.

È proprio questo il punto: accettare che non siamo tutti uguali, non cercare l’uniformazione a tutti costi.

Perché uniformare diventa venire incontro a chi non ama questo genere di studi e che, perciò, necessita di essere supportato con il ricorso all’approssimazione, rinunciando all’approfondimento, accettando la mediocrità, a discapito inevitabile di chi quello studio lo amerebbe davvero.

Secondo la tendenza a tollerare il non-studio, che la Mastrocola giudica imperante nella scuola di oggi, la colpa di questo disinteresse sarebbe infatti da ascrivere proprio agli insegnanti, rei di non stimolare a dovere la curiosità degli allievi.

E, additati come responsabili dell’ apatia degli allievi, gli insegnanti come reagiscono? Venendo loro incontro con minori pretese, assecondando la superficialità.

A questo proposito, Paola Mastrocola va, invece, arditamente controcorrente e si interroga sull’opportunità che sia il docente a dover sollecitare tale attenzione.

Per fare questo, già nell’incisivo La scuola raccontata al mio cane, La Mastrocola si  era avventurata in una efficacissima metafora che non può lasciare indifferenti nemmeno i più tenaci assertori dell’insegnamento che deve fare seguaci anche tra i pupilli più riottosi.

Quando si va al cinema, ci si aspetta di vedere un film e se quindi un appassionato di alpinismo si aspetta di trovare  una parete da scalare in una sala cinematografica, non è colpa del film che non ha incuriosito a dovere chi ama rocce, scarponi  e chiodi. Perché, quindi, chi insegna letteratura italiana e sintassi latina o algebra e geometria analitica, dovrebbe suscitare la curiosità di chi aspira a diventare chef?

Interrogativo spiazzante e lucidissimo, non c’è che dire.

E allora leggiamo Paola Mastrocola e continuiamo a interrogarci. Chissà che non troviamo proprio tra le sue pagine, vibranti di autentica passione per la cultura, la strada giusta per la vera…buona scuola.

About Francesco Rizzotti

Creative Art Director, iPhonegrapher,Web designer per La sinfonia della bellezza. Ho sempre lavorato nel campo della comunicazione, prima come cameraman, dal '95 con Internet, come web designer. Per molti anni mi sono occupato dell'ufficio marketing di una grossa concessionaria d'auto, ora la mia nuova avventura è La sinfonia della bellezza, un progetto da me ideato, che si propone di coniugare la bellezza dell'arte con la bellezza del territorio.

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