NON DIRMI CHE HAI PAURA

NON DIRMI CHE HAI PAURA

Giuseppe Catozzella (Feltrinelli ed.)

Prima ancora di rivelarsi come una storia tragicamente consueta in questo tormentato inizio di ventunesimo secolo, segnato dalla dolorosa peculiarità delle stragi di migranti nel Mediterraneo, la meritevole ricostruzione della storia di Samia (Saamiya Yusuf Omar), ad opera di Giuseppe Catozzella, appare piena di poesia, di eleganza e di passione.

Ci si ritrova subito a percepire odori, colori e suoni della bianchissima Mogadiscio, in cui ancora si ricordano gli anni della colonizzazione italiana, tra strade polverose e capanne dalle pareti di fango secco.

È qui che vive la piccola Samia, esile e leggera come una gazzella, ma determinata come una leonessa e capace di una passione irresistibile per la corsa veloce. Samia è poverissima, abituata a indossare abiti vecchi, presi a caso tra quelli che il saggio padre vende ogni giorno al mercato insieme a Yassin, il suo migliore amico, oltre che padre del giovanissimo Alì.

Alì è un vero fratello per Samia è decide di diventarne l’allenatore.

E nonostante sia solo un bambino, Alì si rivela autorevole e adeguato a quel ruolo impegnativo, al servizio dei sogni della sua compagna di giochi.

Sullo sfondo, la guerra in Somalia, a cui anche i bambini sono abituati e che non riesce comunque ad uccidere i loro sogni, benché renda loro difficile persino andare al mare. Perché la spiaggia è troppo esposta ai colpi di mortaio e, quindi, ancora appare incantevole nella sua maestosa bellezza ma ha perso la sua spensieratezza ed è diventata un luogo in cui si respirano morte e dolore.

A volte, Samia e Alì eludono la sorveglianza  dei genitori, ignorano le loro raccomandazioni, vi si avventurano lo stesso per venire a contatto con quella inebriante acqua salata e nemmeno si pentono della loro sventatezza perché hanno deciso di preferire la gioia alla paura.

La gioia è la stessa che Samia prova quando corre con le povere scarpe usatissime, che le fanno percepire ogni singolo sassolino lungo la strada, ma che, comunque, le permettono di staccarsi dal terreno e volare, sempre sotto l’attenta guida di Alì. Presto il padre di Samia le regalerà una fascia elastica per la testa e un paio di nuove scarpette fiammanti e, col conforto di questo agognato tesoro, Samia è certa di diventare un’ atleta olimpica con i colori della sua Somalia.

Diventerà infatti l’eroina dei 200 metri alle Olimpiadi di Pechino, quando taglierà il traguardo per ultima, dietro ad atlete preparatissime dai fisici possenti: la sua irriducibile determinazione, a sostegno del suo corpo fin troppo sottile, le faranno comunque guadagnare il plauso del mondo intero.

Ma Samia non è contenta, vuole essere apprezzata soltanto per le sue vittorie, perciò la sua prima travagliata esperienza olimpica sarà solo un ulteriore sprone ad accentuare i suoi sforzi e raggiungere Londra nel 2012.

Intanto, con l’arrivo al potere degli integralisti di Al Shabaab, la situazione somala è diventata un massacro quotidiano e tutti vivono in condizioni di pericolo concreto. Sebbene fino a poco tempo prima non volesse abbandonare la sua terra, Samia, che nel frattempo ha dovuto subire il dolore della perdita dell’adorato padre, comincerà così a coltivare l’idea del “Viaggio”, quella “figura mitologica” di cui tutti i somali parlano e che in molti hanno deciso di intraprendere, nonostante le condizioni disumane e le infinite sofferenze che comporta.

Dopo sua sorella Hodan, che ha raggiunto la Finlandia, anche Samia deciderà quindi di partire per l’Europa e si consegnerà ai feroci trafficanti di uomini. Questa scelta la porterà alle Olimpiadi di Londra e nient’altro conta per lei.

La descrizione del viaggio è un momento agghiacciante e sconvolgente. Straordinario il lavoro di Catozzella che ci consegna pagine di una durezza che lascia annichiliti e da cui scaturisce un dolore accostabile a quello delle deportazioni naziste degli anni Quaranta. In mezzo a questa tragedia di proporzioni bibliche, Samia non si arrende mai, è concentrata sul suo obiettivo e, miracolosamente, supera le immani sofferenze che deve affrontare nei lunghi mesi necessari a raggiungere la sua meta.

Il sogno della vera Samia avrà una conclusione straziante per la giovane protagonista ma non si dissolverà. Il suo entusiasmo è vibrante e contagioso, struggente la sua volontà ferrea, soprattutto al cospetto del suo infelice destino. Ma no. Il suo sogno non muore ed anzi rimane nel cuore e nella mente, a farci interrogare su quanti sogni simili ci siano su quei terrificanti barconi che partono ogni giorno, per raggiungere una meta che consenta di coltivare la speranza, a qualunque costo, a costo della vita stessa.

 

About Francesco Rizzotti

Creative Art Director, iPhonegrapher,Web designer per La sinfonia della bellezza. Ho sempre lavorato nel campo della comunicazione, prima come cameraman, dal '95 con Internet, come web designer. Per molti anni mi sono occupato dell'ufficio marketing di una grossa concessionaria d'auto, ora la mia nuova avventura è La sinfonia della bellezza, un progetto da me ideato, che si propone di coniugare la bellezza dell'arte con la bellezza del territorio.

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